La paura ai tempi del Coronavirus


Sono giorni strani, con un’atmosfera surreale, da guerra chimica. Sembra di vivere in un film di fantascienza. Si esce pochissimo, si ha paura di uscire. Io stessa mi sono resa conto le ultime volte che sono uscita di casa di avere paura degli altri, paura che si possano avvicinare, di essere “infettata”, da chi magari non sa di essere positivo al Coronavirus.

Questo mi ha fatto riflettere e mi ha sorpresa, perché non ricordo di aver mai avuto una reazione del genere; scatta in queste fasi di grande allerta il nostro cervello rettiliano, quello più primitivo, che ci garantisce la sopravvivenza: mors tua vita mea. Su questo leitmotiv un mio vicino di casa si è rifiutato di prestarmi una chiave per permettermi di fare un duplicato, perché terrorizzato dal virus, che rimane sui metalli fino a nove ore. Mi ha detto “tu mi capisci vero? In questo momento la gentilezza viene dopo”.

È uno scenario che ci mette alla prova, e ci impone di guardare faccia a faccia nelle nostre paure e nel nostro modo di affrontarle. Chi ha un buon equilibrio emozionale riesce a stare in una situazione più o meno normale, dove la vita procede e ogni tanto c’è qualche ondata di paura a cui dare ascolto. Chi ha meno confidenza con il sentire le emozioni nel corpo ha delle reazioni più simili al panico, non riesce a restare presente a quello che accade.

È il corpo a dirci quando non stiamo dando alla paura la dovuta attenzione, ad esempio quando la notte dormiamo poco e male o sentiamo dei battiti cardiaci irregolari, o un nodo in gola: lì l’intelligenza del corpo ci sta dicendo fermati, ascolta, resta, non fuggire. Stai nel sentire del corpo senza il commento della mente. E a noi sta respirare profondamente nel diaframma, in modo da attivare il nervo vago, e piano piano permettere all’emozione di salire e di scendere, restando presenti come degli osservatori esterni a ciò che accade nel corpo. L’emozione va osservata, è una capacità che si sviluppa poco alla volta.

Iniziate da piccoli momenti, dalle piccole cose. La prima cosa che si blocca quando si ha paura è il respiro, che si fa corto. Per questo occorre respirare nei visceri, immaginando di portare sotto al diaframma il respiro. Poi, sentire il corpo, sentire dove poggia, concentrarsi sulla sensazione dei piedi che poggiano per terra, della schiena sulla sedia, recuperare la percezione della fisicità. Terzo punto, concentrarsi nel far fluire l’energia trattenuta nelle gambe, che antropologicamente servono all’essere umano per poter fuggire nei momenti di paura. Provate, allenatevi, visto che la vita ce lo chiede. Non fuggite dal sentire, approfittate di questo momento per creare un più solido equilibrio emozionale.

Se vi accorgete che provate panico, o che vi immobilizzate come degli animali che si mimetizzano nella foresta, cercate l’aiuto di un professionista per regolare le vie di scarico fisiologiche dell’emozione, in modo da potervi tutelare nel vivere questo periodo difficile. In questo periodo tanti professionisti offrono anche un servizio via skype.

Fare le cose con presenza, cercare di limitare le informazioni con cui siamo tartassati nelle chat, le varie previsioni, i bollettini… basta guardare un telegiornale al giorno. Io stessa mi sono imposta di non guardare le notizie a prima mattina, perché compromette il mio umore per l’intera giornata. E trovare dei momenti per il gioco, per la gioia, sperimentare. L’anima vuole la leggerezza anche nella pesantezza. Se si è nella vita calati nella vita, si può provare gioia anche in un momento di dolore. Se si rifiuta il dolore e subentra il carico della sofferenza, allora ci allontaniamo dal sentire il fluire della vita, e quindi anche dalla gioia.

Social tagging: > > > >

Lascia un commento