Agilità emotiva


Un paio di giorni fa un amico durante una passeggiata mi ha detto: “avrei davvero bisogno di sei mesi sabatici, ma la situazione lavorativa non lo consente purtroppo. Vorrei tanto poter rifare questo viaggio che ho fatto in passato, mi sono sentito così libero e in armonia con il mondo”. E mentre parlava e mi descriveva le tappe del suo viaggio, riuscivo a sentire emozioni e a immaginare colori, luoghi, odori, tappe di un percorso fisico ma anche spirituale, in cui si era permesso di essere se stesso, lontano dal quotidiano. Un viaggio funzionale nel recuperare l’armonia interiore.

Io gli ho risposto “capisco il momento di stress, e il desiderio comprensibile di evadere, però in quella vacanza hai messo in luce degli stati d’animo tuoi, che appartengono a te, e puoi riportarli alla luce quando vuoi, nell’attesa di poter rifare il viaggio. Se no poi va a finire che dopo il viaggio torna tutto come prima. Prova a trovare dentro di te queste risorse che sono sicuramente tue”. Lui non mi è sembrato molto convinto di questa mia affermazione, a ragion di logica.

Queste brevi battute mi hanno portato a fare una riflessione di carattere generale. Il limite più grande è veramente dentro di noi, nella nostra resistenza ad osare approcci e atteggiamenti mentali che sono illogici, e solo perché soffrono il peccato originale di essere diversi da quelli a cui siamo stati abituati, ma che invece potrebbero aiutarci a ritrovare uno stato di benessere. È giusto ciò che è giusto o è giusto ciò che ci fa stare bene? Perché non provare ad aprirci a nuove alternative con la fiducia e la curiosità tipica dei bambini, senza pregiudizi?

Quando tanti anni fa mi lasciai con il primo amore, la mia insegnante di yoga mi disse: “quell’amore è tuo, appartiene a te. Le persone vanno e vengono ma quell’emozione è tua, e quando vuoi puoi ritrovarla dentro di te”. All’epoca ero piccola, non capivo in pieno il senso, però quelle parole mi rassicuravano. La sensazione di essere io responsabile delle mie emozioni e del mio umore mi faceva sentire al timone della mia nave.

Ma come si fa ad attingere alle proprie risorse? Le emozioni sono legate ai pensieri e alle circostanze concrete, ma se noi provassimo l’esigenza di riviverle in un altro momento? Qual’è il nostro potere nello scegliere i pensieri e quindi le emozioni che ci accompagnano durante una normale giornata? Se siamo inseguiti tutto il giorno da un pensiero giudicante e fastidioso perché ce lo teniamo incollato addosso invece di lasciarlo andare via?

Il livello di stress è spesso molto elevato, ma se lasciamo che la mente si arrovelli nei problemi troveremo le soluzioni con sforzo e con fatica. Se invece siamo presenti e concentrati nel momento, con la mente libera e ricettiva, allora forse possiamo dare vita alle parti di noi che desideriamo. È uno switch mentale. Il respiro, il prendere e lasciar andare, è la risorsa più preziosa. Perché è proprio con la presenza che riusciamo a immergerci dentro di noi, a ritrovare la consapevolezza, e dopo una decina di minuti a immaginare vividamente nei lobi frontali immagini scene che ricreano esattamente quelle emozioni che cerchiamo fuori. E allora il corpo e la mente trovano una sintonia e tutto il resto della giornata vive del riflesso di questa sensazione. Questo metodo viene chiamato visualizzazione creativa, ed è efficace quando il cervello è in stato di onde alfa, ad esempio durante la meditazione o la mattina appena svegli. Non avrà la stessa valenza del viaggio fisico, ma è comunque un momento che può portarci alla stessa sensazione di armonia, e alleviarci il peso della routine. Il pensiero connesso a un’emozione, l’intenzione, tracciano il solco del sentiero che ci porta inconsciamente dritto verso quello che desideriamo, ma solo se siamo pronti a lavorare bene sulle convinzioni limitanti e sulle paure, e in questo il coaching è un metodo straordinario.

Il mondo emotivo è il filtro con cui leggiamo tutti gli eventi che ci accadono, è il colore che scegliamo di dare alla nostra vita, e solo noi possiamo riconoscere ciò di cui abbiamo bisogno, perché solo noi sappiamo leggere le sfumature delle nostre esigenze più intime. E allora perché aspettare ancora? Prendiamoci un po’ di tempo per noi, immergiamoci nel flusso del respiro e scegliamo quale emozione vogliamo che riprenda vita, permettendoci di immaginare e di emozionarci, e di riscoprire mondi che abbiamo amato, dentro e fuori di noi.

Durante una sessione di coaching, ricordiamoci di fare ogni tanto domande sul valore e sullo scopo finale che il raggiungimento di un determinato obiettivo avrebbe per il cliente, perché il desiderio è il vero seme nella mente. E riflettere sullo scopo genera immagini ed emozioni, oltre alla piena consapevolezza del valore del risultato.

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